PSICHE 2000 ASSOCIAZIONE

Per la promozione del benessere interiore

INDIVIDUALISMO...

INDIVIDUALISMO... INSICUREZZA... ANSIA ... PRESTAZIONE... RELAZIONE... ARROGANZA... RIFLESSIONE


Il tessuto sociale cui apparteniamo è intriso di forze che ogni giorno comunicano una marcata sollecitazione alla “prestazione”, mentre si fa sempre più invasiva la percezione dello “scorrere del tempo”: un tempo che passa troppo velocemente e che non è mai abbastanza. Ecco, allora, l’ansia sempre meno figlia di remote insicurezze, e sempre più legata al timore di non poter mantenere il senso di sé, a causa di un mondo caotico e iper-richiedente. Facendo riferimento al concetto di società liquida del polacco Bauman, è evidente quanto si siano liquefatti i legami tra gli individui, sempre più separati e lontani dallo spirito di condivisione del modello relazionale della tradizione; anche il tempo appare liquido, vischioso e incalzante, predominante rispetto allo spazio, in cui sembra avere valore solo l’istante, il “mordi e fuggi”, il tocco di un pulsante sul computer. Si perde il senso del con-tatto, si evita la responsabilità della relazione vera e profonda, dell’intimità dell’incontro; da ciò discende il bisogno di pensare sempre più da solisti, prendendo tutto ciò che serve alla propria conservazione, ma scontrandosi con gli altri solisti e la loro uguale tendenza: è il bellum omnium contra omnes. Peraltro, i modelli che ci vengono dalla pubblicità, dalle mode e dalle culture alternative sembrano proporre qualcosa che è sempre migliore di quanto avevamo prima. Questo incita a fare di più, ma sempre meno per goderne e sempre più per consumarne, per agognare il traguardo di una presunta eccellenza che toglie il fiato come l’ansia, che fa sentire costantemente sotto giudizio e che fa altrettanto costantemente temere l’esclusione dalla gara come in un grande reality. D’altra parte, sforzandosi di apparire sempre più moderni e tutti uguali in questa modernità, dalla corsa frenetica verso modelli di vita preconfezionati, si passa facilmente all’esaurimento di ogni energia e motivazione, e quindi alla tristezza e all’infelicità, anticamera della depressione. La disgregazione dei legami di riferimento produce solitudine, scoramento, perdita di fiducia e di motivazione a lottare per la propria affermazione. Ma è anche perdita di tolleranza e compassione, perfino di colpa: l’incontro perfetto tra il caos esterno e lo svuotamento interno. In una società dove l’adulto non trova abbastanza tempo per ascoltare le richieste dei piccoli, dove spesso si cambia residenza, dove le separazioni sono all’ordine del giorno, dove si preferisce vivere “ciascuno per sé”, facendo finta di essere normali perché si seguono le mode, e dove basta prendere una pillola per non sentirsi tesi, come stupirsi se il numero di suicidi è salito vertiginosamente, se crescono le dipendenze e le malattie senza risposta, se le emozioni sono agite prima che sentite? Il male depressivo è sempre più anaclitico, quasi indolente, di chi non può che essere così, sentendosi inadeguato e fuori gioco, condannato ad inevitabili delusioni, non trovando mai un punto d’incontro tra sé e ciò che è altro da sé. Nel caso non manchino desideri di vicinanza e un senso di compiacimento per averli provati, li si concepisce però come inutili, al punto che, se si provasse un barlume di speranza, questo verrebbe letto come una minaccia alla “stabilità” del dolore raggiunto, come possibilità di invidiare il bene e compiere così uno sforzo che non si ha la forza di sostenere, perché l’unica condizione sopportabile è data da quel dolce e malinconico languire nel proprio lamento. A dare il colpo di grazia ci si mette il giudizio, per timore del quale l’uomo si lascia scivolare nel silenzio dell’inerzia, dando per scontato il biasimo degli altri e la loro disapprovazione, così come l’ansioso teme le critiche di chi vede nella massima efficienza e nella perfezione un traguardo irrinunciabile. Critiche e richiami sono una grande comodità in questo tempo storico, regalando la sensazione che la causa dei problemi siano sempre gli altri, il male sempre fuori: quale migliore soluzione che far sentire a scuola, nei posti di lavoro, in famiglia o tra amici, chi già si annulla, colpevole di non fare? Ci si dimentica, così, che il momento di crisi e di sconforto non è un vissuto umiliante ma un’occasione preziosa per riflettere su se stessi in modo critico: se il momento ansioso può essere una sfida lanciata dal recondito desiderio di affermazione, quello depressivo può diventare l’avvio di una nuova presa di coscienza, di un processo mentale che faccia comprendere in modo realistico ciò che si è perso e ciò che si è guadagnato, ciò di cui si è stati responsabili e ciò che ha visto soltanto la responsabilità di altri. Poter vedere il “buono” e il “cattivo” sia dentro se stessi che negli altri, necessariamente comporta un momento depressivo che è, appunto, l’esito di una profonda presa di coscienza, ma che contiene in sé anche l’utilità di una visione obiettiva e trasparente della propria vita: se ci sono dei limiti, ci sono anche delle risorse ed è giusto avere il coraggio di individuarle e valorizzarle. Allo stesso tempo, solo se prima ci si perdona per il proprio dolore, si può fare lo stesso con quello degli altri, tollerando e comprendendo, ma non per questo rinunciando al rispetto dei propri bisogni.

Dr.ssa Catia Pegoraro – Psicologa

 

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